GIORNO DELLA MEMORIA

Pochi giorni fa ho visitato una interessante mostra allestita dagli studenti del liceo Sarpi di Bergamo. Gli allievi e gli insegnanti hanno ricercato, negli archivi della biblioteca della loro scuola, le fonti storiche in cui si documenta ciò che lì accadde, a seguito dell’introduzione del saluto romano il 27.11.1925, per disposizione del governo fascista. Una professoressa, la Professoressa Irene Riboni, che non si adeguò al saluto durante le cerimonie della scuola, venne denunciata dagli allievi e dal personale non docente e, di conseguenza, fu poi costretta d’ufficio ad insegnare in una scuola a Salerno. Si rifiutò di trasferirsi e venne licenziata. Era una. Fu lasciata sola.

Il fascismo stava già dilagando negli apparati dello stato e nella società, sostenuto dalla maggior parte degli italiani, di tutte le classi sociali. Soppresse i partiti, partendo da sinistra, ridusse al silenzio gli oppositori e schiacciò la stampa.

Arrivarono le leggi discriminatorie in difesa della razza italiana ariana e le politiche discriminatorie contro gli ebrei, fino alla pubblicazione del “Manifesto del razzismo italiano” del 14.07.1938, poi trasformato in decreto, il 15 novembre 1938, con la firma di Vittorio Emanuele III di Savoia.  Era la firma del Re.

Nel giro di due anni, allora, diversi decreti impedirono i matrimoni misti tra ebrei e “cittadini italiani di razza ariana”. Proibirono agli ebrei di possedere aziende con più di 100 dipendenti, di essere proprietari di terreni o immobili oltre un certo valore, imposero limitazioni e divieti in particolare agli ebrei “giornalisti, medico-chirurgi, farmacisti, veterinari, ostetriche, avvocati, procuratori, ragionieri, ingegneri, architetti, chimici, agronomi, geometri, periti agrari, periti industriali.

Poi, a partire dall’8 settembre 1943, gli ebrei vennero presi e trasferiti nei lager in Germania, per affidare ai nazisti la loro segregazione e soppressione.
Fu la seconda guerra mondiale con le sue atrocità, che fece cambiare idea agli italiani e che sfociò nella Resistenza.
In quegli anni di guerra emerse tutto ciò che se ne stava nascosto per paura di essere una piccola minoranza. Fu uno sno scatto, che si diffuse sia tra i partigiani e sia tra la popolazione, che ci condusse alla Costituzione della Repubblica, nel 1948, dieci anni dopo le leggi razziali.

Il Giorno della Memoria ci ricorda che ciascuno, in Italia, in quei vent’anni, ebbe una sua responsabilità.
Ogni giorno oggi, anche noi, possiamo scegliere se emarginare coloro che ci sembrano diversi o se invece opporci a queste discriminazioni, reagendo a coloro che fanno leva sulla paura del diverso per affermare la loro supremazia. Per evitare che una nuova tragedia, simile all’Olocausto, si ripeta, dobbiamo ricordare, capire e, soprattutto, reagire alle ghettizzazioni.

Marzia Marchesi

 

DIRITTI AL PUNTO: LA MIA CANDIDATURA

Carissime/i,
sono candidata alle elezioni della Regione Lombardia, nella lista del partito Democratico.
Dopo tre anni di esperienza come presidente del Consiglio Comunale di Bergamo, la richiesta di candidatura del partito mi trova concorde nel mettere a disposizione la mia passione e la mia competenza per la vittoria del centrosinistra in Lombardia.
In queste settimane di preparazione ho avuto modo di ascoltare diverse persone sulle idee e sul programma, trovando molta disponibilità e sostegno da parte di tutti. Ho letto i documenti di sintesi delle sezioni PD delle valli, dell’Isola, della bassa est, dell’hinterland nord ovest, il manifesto sul lavoro, il documento sul welfare, i testi dei Giovani Democratici e quelli delle donne.
Trovo molta passione nelle vostre idee e nei vostri scritti e soprattutto la capacità di pensiero concreto per sviluppare proposte, che io chiamo, più semplicemente, POLITICA.

Un abbraccio

Marzia Marchesi