IL SEME E’ SOTTO LA NEVE

Carissimi,
ci hanno sempre detto che in Lombardia siamo i migliori, quelli che lavorano di più e che pagano le tasse per tutti. Questo è il modo più parziale di leggere e raccontare le nostre vite. La realtà è ben diversa.

Le tratte ferroviarie della Regione che collegano i capoluoghi di provincia non sono sufficienti per trasportare ogni giorno migliaia di studenti, lavoratori e turisti. Siamo pronti per potenziarle (estendere gli orari e le corse), raddoppiarle (ad esempio Ponte San Pietro – Albano) e sostenerne di nuove (ad esempio TEB Valle Brembana). Mi impegno per incentivare l’uso della bicicletta, ad esempio col sostegno all’acquisto di quelle elettriche e alla realizzazione di piste ciclabili di collegamento tra i comuni.

Chi ha dei figli sa bene quanto sia difficile trovare un posto al nido e conciliare il lavoro con la vita familiare: in Lombardia ci sono meno posti nei nidi rispetto a ben altre 8 regioni italiane. Siamo sotto lo standard minimo europeo: dobbiamo superarlo creando nuovi posti nido.

Le liste di attesa sanitarie vanno affrontate seriamente con un piano straordinario di azzeramento e il contributo alla spesa sanitaria (ticket) deve essere proporzionale al reddito.
In una società in cui si allunga la vita, va realizzato un sostegno economico alle famiglie con anziani in casa, con un fondo regionale integrativo. Allo stesso modo le rette per le Residenze Sanitarie Assistenziali per gli anziani, devono essere progressive rispetto al reddito, affinché la terza età non diventi un dramma familiare.

Bisogna riaprire un dialogo tra Regione, Comuni e centri antiviolenza, per tutelare la privacy delle donne, senza mettere a rischio la loro incolumità.
Non abbiamo una legge contro le discriminazioni omosessuali, che favorisca il raggiungimento dell’uguaglianza e delle pari opportunità tra le persone, a prescindere dal loro orientamento sessuale e identità di genere. Molte altre regioni d’Italia già ce l’hanno. Mi impegno a promuoverla.

profughi che arrivano in Lombardia sono sulle spalle dei Comuni che li accolgono, la Regione non fa nulla per gestirli, anzi. Dentro l’attuale confusione, la Regione deve essere la regia e coordinare l’accoglienza, sostenendo i comuni che se ne fanno carico.

L’utile strumento dello stage di studenti, va incentivato per agganciare la scuola al lavoro, ma non deve essere usato come pratica alternativa all’assunzione e la Regione deve vigilare per quanto di sua competenza.

Tutto l’amianto ancora presente negli edifici pubblici e privati va eliminato con un piano straordinario di rimozione, che bonifichi città e paesi da questa fonte altamente inquinante, ancora oggi presente e non rimossa.
Questi sono solo alcuni, dei cambiamenti necessari.

Il seme è sotto la neve, forza che tra poco c’è il disgelo!
Un abbraccio
Marzia Marchesi

QUALE LEGGE REGIONALE PER I DIVERSI ORIENTAMENTI SESSUALI?

Non parlo di diritti di una nicchia, bensì del diritto alla felicità e alla realizzazione, personale e sociale, e dunque sono i diritti di tutti. Sono i diritti dei cittadini in quanto tali. Vorrei che le persone LGBTI potessero essere e sentirsi cittadini come tutti gli altri, che conducono una vita normale, con un lavoro, e se lo vogliono una famiglia e dei bambini. Non è lo straordinario che inseguiamo, bensì la normalità.

Molto è stato fatto in questi anni. Penso alla legge sulle unioni civili, che pur presentando grandi incompletezze rappresenta un passo avanti e penso abbia aiutato molte persone, anche solo un po’ a sentirsi più realizzate. Penso, a livello locale, all’istituzione del Tavolo Permanente contro l’Omofobia. Ma molto ancora va fatto, per superare la discriminazione di persone in base al loro orientamento sessuale.

Sono diverse le regioni italiane, Toscana, Liguria, Piemonte, Umbria e Puglia – che hanno già adottato una legislazione contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento o dall’identità di genere. Anche la Regione Lombardia, in coerenza con la legislazione nazionale ed europea, deve dotarsi di una legge che preveda interventi volti a favorire il raggiungimento dell’uguaglianza e delle pari opportunità tra le persone a prescindere dal loro orientamento sessuale, identità di genere o condizione intersessuale.

Deve essere consentito ad ogni persona la libera espressione e manifestazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere e bisogna prevenire e superare le situazioni anche potenziali di discriminazione e garantire il diritto all’autodeterminazione.

La legge deve:

  • Prevedere specifiche politiche del lavoro per garantire la parità di accesso al lavoro.
  • Promuovere formazione e aggiornamento per gli insegnanti, il personale della scuola, genitori per contrastare gli stereotipi di genere e prevenire il bullismo motivato dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere.
  • Prevedere interventi a sostegno degli studenti in ambito scolastico e universitario.
  • Promuovere eventi socio-culturali per diffondere la cultura dell’integrazione e della non discriminazione e del rispetto dei diversi stili di vita.
  • Disporre interventi in materia socio-assistenziale e socio-sanitaria di informazione e consulenza per le persone omossessuali, transessuali, transgender e intersessuate e delle loro famiglie.
  • Prevedere percorsi di formazione specifica rivolta agli operatori socio-assistenziali e socio-sanitari.
  • Promuovere il soccorso, la protezione, il sostegno e l’accoglienza alle vittime di discriminazione e violenza commesse per l’orientamento sessuale, identità di genere o condizione intersessuale.
  • Istituire un Osservatorio regionale sulle discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere per la raccolta, l’elaborazione e l’analisi dei dati forniti da tutti i soggetti operanti nel settore, per sviluppare la conoscenza delle problematiche relative alle discriminazioni.
  • Disciplinare le funzioni del CORECOM, per rilevare sui contenuti della programmazione televisiva e radiofonica regionale e locale, nonché dei messaggi commerciali e pubblicitari, eventuali discriminazioni rispetto alla pari dignità riconosciuta ai diversi orientamenti sessuali, all’identità di genere o a una condizione intersessuale della persone.
  • Promuovere l’adozione di modelli comunicativi che utilizzino un linguaggio non discriminatorio, non offensivo e non stereotipato nei confronti delle persone omosessuali, transessuali, transgender e intersex.

Marzia Marchesi

L’ELOGIO DELLA BELLEZZA

Recentemente ho visitato la mostra di Raffaello a Bergamo e ho avuto modo, ancora una volta, di posare lo sguardo a lungo sul piccolo quadro che raffigura il mezzo busto di San Sebastiano. Da sempre, alla Carrara, l’opera ha un suo fascino per l’anomalia rispetto a tutte le rappresentazioni del santo che la storia dell’arte ci ha regalato. Anziché mostrare un uomo tragicamente trafitto da numerose frecce, Raffaello ci ha consegnato il ritratto di un giovane sereno, che tiene in mano una freccia come se fosse un pennello e soprattutto, ha dipinto una figura composta da numerose linee curve ad arco.

È un arco di cerchio l’aureola, un arco perfetto fanno i capelli ben pettinati sulla testa, un arco rovesciato raccorda le due guance e il mento. Due piccoli archi le sopracciglia e così pure le labbra, mentre le spalle, coperte da una tunica rossa, disegnano l’arco più grande, al centro della tela. Anche la scollatura del vestito è disegnata ad arco e ciò che tiene insieme tutte queste porzioni di cerchio è la figura del giovane che irradia luce e colore attraverso di esse. Forse proprio questo è il segreto celato nell’opera dell’artista: la serenità che si fa bellezza e trasforma l’arco, da strumento di offesa da cui solitamente scoccano le frecce che attraversano il corpo nudo, a strumento di pace da cui si irradia questa luce, che va verso l’esterno della tela e ci fa addirittura sembrare che la freccia, sorretta dalla mano del pittore, sia il pennello.

Il nostro paese vive in queste settimane momenti di scontro politico, su tutti i media e a tutti i livelli, dai capi politici alla RAI fino ai cittadini su Facebook, come sempre accade quando sullo sfondo c’è la campagna elettorale. Forse avremmo anche noi bisogno di trasformare gli strumenti dell’offesa in armi di serenità, per guardare un po’ più lontano e tirare fuori la bellezza, quella cosa che ci facciamo mancare quando ci tornerebbe più utile.

Prendiamoci un attimo del nostro prezioso Tempo, per visitare la mostra che in queste settimane è allestita alla GAMeC e guardare e ascoltare da vicino questo capolavoro, che da 500 anni ci rivela una visione diversa delle cose di questo mondo.

Marzia Marchesi

BUONA FORTUNA MICHELA!

Lettera indirizzata a Michela Moioli, campionessa olimpica di snowboard cross ai Giochi Olimpici di Pyeongchang 2018.

Cara Michela, complimenti per la tua medaglia d’oro in snowboard che abbiamo festeggiato tutti insieme questa sera, nel palazzo comunale del tuo paese, Alzano Lombardo. Goditi questo tuo tempo di gioia e di gloria, tu sei brava!

Quando ti ho visto in mezzo alla folla nel tuo paese, così giovane e felice, ho pensato di scriverti queste parole che spero ti saranno utili nella tua carriera, visto che ora, oltre ad essere Michela, sei diventata un personaggio sportivo pubblico.

Moltissimi in Italia oggi fanno sport, lo sport di base, dalla squadra dei più piccoli fino a quella degli amatori. Esso si fonda sulla gratuità e sull’impegno volontario delle persone. Le polisportive ne sono un esempio: un grande progetto per la piccola comunità in cui sono inserite, un elemento di coesione, di opportunità per le persone e di pari opportunità per tutti. Esse promuovono uno sport inclusivo delle persone con diverse disabilità, di chi vive nelle periferie e ha bisogno di spazi di incontro, socialità, condivisione e gioco.

Anche lo sport che tu pratichi, quello professionale, che possiede un livello tecnico individuale e di squadra certamente maggiore, è importante che rimanga in questa linea, dentro questa idea di comunità. E voi atleti professionisti dovete essere coscienti di questo vostro ruolo, nello sport.

Platone diceva che “si capisce molto di più di una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazioni”.

Ogni sportivo, deve sapere che esiste un ambiente attorno, che prende spunto dal vedere il gioco degli altri.  Oggi credo che lo sport debba passare dalla logica della COMPETIZIONE alla logica della COMPETENZA, acquisendo coscienza del suo ruolo, dell’atteggiamento sportivo, che dal campo si trasmette a bordo campo, sulle gradinate, in TV. Se pensiamo allo sport come un valore sociale, non possiamo non sviluppare la competenza di questa visione complessiva, che allo sport dona un futuro senza rinchiuderlo dentro un rettangolo, una pista, un tatami.

È importante che quanti si occupano di sport, a vari livelli, promuovano quei valori umani che stanno alla base di una società più giusta e solidale. Questo è possibile perché quello sportivo è un linguaggio universale, che supera confini, lingue, etnie, religioni e ideologie; possiede la capacità di unire le persone, favorendo il dialogo e l’accoglienza. E lo abbiamo visto proprio in Corea, dove il nord e il sud si sono avvicinati in questa Olimpiade.
Questa è una competenza molto preziosa, di cui oggi noi abbiamo tanto bisogno. E ti invito a svilupparla e utilizzarla nel tuo essere atleta olimpionica da qui in futuro. Buona fortuna Michela!

PACE E LIBERTA’.. UNA BELLEZZA EUROPEA OLTRE L’ERASMUS

C’è una canzone italiana conosciuta in tutta Europa che è stata cantata a Parigi, nelle manifestazioni all’indomani dell’attentato alla libertà di stampa a Charlie Hebdo, nel gennaio 2015. E’ fatta di rime con le parole invasore, morire, seppellire. Nella quarta strofa emerge una parola che, in rima con le precedenti, apre una nuova prospettiva al canto: il fiore.

La bellezza non sta in un quadro, in un convivio o in un vestito, sta nella natura posta a simbolo della libertà, quella bellezza davanti alla quale – ci dice la canzone – tutte le genti che in futuro passeranno, rimarranno ad ammirare dicendo, appunto: “che bel fior”.

Negli anni in cui vedevano luce queste parole, un gruppo di giovani, cresciuto nella cultura dello Stato fascista e quindi privo, per la maggior parte, di quella cultura politica che era stata negata dalla mancanza di libertà del ventennio precedente, decide di prendere in mano il proprio destino, di non scegliere la sedicente repubblica di Salò e di andare in montagna per costruire un futuro diverso. Erano mossi da un sentimento quasi istintivo di salvaguardia sociale che voleva portarli via dal baratro dentro cui erano caduti, con la repubblica di Salò e la sottomissione alla Germania nazista. E non furono solo coloro che scelsero di salire “lassù in montagna” ad opporsi, ci fu la base di appoggio dei contadini data ai partigiani, ai fuggiaschi, ai perseguitati. Ci fu il rifiuto di aderire alla Repubblica Sociale Italiana da parte dei militari italiani internati in Germania; ci furono i sacerdoti che si opposero alle rappresaglie; ci furono gli scioperi nelle fabbriche. Dietro a chi combatteva c’era un tessuto capillare di donne che portavano messaggi, rifornimenti, che curavano i feriti. Un arcipelago di genti diverse, con strumenti e ideologie diverse, in quegli anni fece coscienza comune, coagulò e a poco a poco giunse alla liberazione del 25 aprile 1945.

L’Europa che oggi, dopo millecinquecento anni, vede settant’anni di pace, tolta la breve ma atroce guerra nei Balcani, è grata a tutte le genti che nelle sue nazioni si opposero alle barbarie del nazifascismo allora imperante. I partigiani non sono storia soltanto italiana bensì europea: la resistenza ebbe luogo in Danimarca, Norvegia, Olanda, Iugoslavia, Francia, Grecia, Belgio, Polonia, Russia, Albania, Cecoslovacchia e anche in Germania. Tutti loro ci hanno consegnato la pace che mancava dalla fine dell’impero romano: dalle invasioni barbariche alla guerra dei cent’anni, alla guerra dei trent’anni, a quella dei sette anni, dalle guerre di successione a quelle di religione, al sacco di Roma, alle guerre napoleoniche, alle guerre di indipendenza, alla grande guerra.

Oggi riconosciamo di avere in Europa ventiquattro lingue diverse e una cultura comune. Tutto il pensiero europeo si è sviluppato sul modello di Platone e Aristotele. Lo stile romanico e gotico sono presenti in tutto il continente, dalla Lombardia alla Catalogna; il rinascimento italiano ha influenzato i castelli della Loira, l’inglese Occam e Marsilio da Padova sostenevano la causa dell’imperatore tedesco. Ascoltiamo Vivaldi e Beethoven senza chiederci da quale nazione vengono, analizziamo e risolviamo i problemi seguendo i dettami di Cartesio e Galileo. Tutte le capitali hanno cattedrali. La libertà è cultura europea e noi mandiamo i nostri figli a studiare all’estero con il progetto Erasmus per intingerli in questo ambiente e magari poi pure si innamorano di chi parla una lingua diversa dalla loro.

Noi e i nostri figli, che abbiamo avuto la fortuna di non vivere sotto una dittatura, dobbiamo custodire e rinnovare continuamente la libertà e la pace allora ottenute, nella nostra vita di tutti i giorni, affinché si rafforzino e si estendano altrove.
Per questo va rafforzata l’esperienza europea di 6 mesi dei giovani, con l’Erasmus per gli studenti e con progetti di lavoro europeo per giovani lavoratori e disoccupati, affinché davvero tutti, indipendentemente dalla loro condizione sociale, possano respirare l’aria che ci rende più liberi per sviluppare un pensiero comune d’Europa.

La Regione Lombardia deve fare la sua parte per stimolare i giovani affinché colgano questa opportunità di studio, di lavoro e soprattutto di scambio in Europa. Ad esempio:

  • Sostenendo piattaforme online attraverso cui le aziende possono incontrarsi e pianificare insieme uno scambio di giovani lavoratori per periodi di qualche mese e attraverso cui si può pubblicare il profilo del tipo di lavoratore che si vorrebbe inviare od ospitare.
  • Sostenendo i comuni con punti di orientamento e informativi per soggiorni lavorativi di giovani, soprattutto disoccupati, in Europa, affinché diventi facile e per tutti fare ciò che oggi solo alcuni giovani sanno fare e cioè trascorrere un anno in Europa per lavorare e imparare una lingua.
  • Istituendo borse di studio che coprano le spese di soggiorno all’estero.
  • Creando tavoli di lavoro tra le Università di tutta Europa affinché nascano programmi condivisi che facilitino gli scambi interculturali ed evitino barriere all’ingresso agli studenti.

Piccole azioni concrete che possano davvero trasformare l’Erasmus e tutte le esperienze all’estero in esperienze di vita e di studio accessibili a tutti.

LA DIVERSITA’ E LA DIFFERENZA

Cari ragazzi,
Oggi si parla molto di diversità e si parla molto di differenze.

La più grande diversità che esiste tra gli esseri umani è la diversità tra i maschi e le femmine. I corpi sono diversi, i tempi dei corpi sono diversi. L’uomo con il suo seme insieme alla donna con il suo ovulo possono concepire i bambini. Ma sarà la donna a partorire e a nutrire col suo latte l’infante.

La seconda diversità è quella delle età. La vita di un bambino che non sa ancora camminare è ben diversa da quella di un giovane che può muoversi liberamente, saltare, correre, dire, fare e baciare. Allo stesso modo è diverso l’anziano dall’adulto, perché non deambula bene, ci vede di meno, a volte non ricorda bene tutti i fatti, l’adulto cammina in montagna, guida l’automobile, può lavorare senza sentirsi affaticato.

La terza diversità che non è così grande come le precedenti, è nei tratti somatici, ad esempio avere gli occhi azzurri o verdi, i capelli lisci o ricci, la pelle nera o bianca, il naso corto o lungo, l’essere alti o bassi. Questa diversità è simbolica, nel senso che non impedisce di fare o di essere, non crea grandi limiti nelle azioni ma è ben visibile e distingue.

Tutte le diversità ci sono date dalla natura e non possono essere scelte o annullate: chi è donna, anziana, con gli occhi verdi, non potrà mai essere maschio, giovane, con gli occhi bruni. L’essere umano non è uno solo ma è l’insieme delle diversità di genere, di età, di colore.

Altra cosa sono le differenze tra le persone. Le differenze sono le distanze tra le persone che sono proprie di una certa società e di una certa epoca che non permettono di godere delle stesse opportunità. I ricchi vanno in vacanza quattro volte all’anno, i poveri non possono permettersi una notte in albergo. I nobili del seicento non vivevano in case con acqua calda corrente e così ben riscaldate come le nostre case popolari oggi. Chi non ha completato gli studi si esprime con mille vocaboli, viceversa chi ha studiato è in grado di parlare utilizzando oltre 10 mila parole. Chi vive in un piccolo paese di montagna va a scuola a piedi da solo, incontra lumache, uccelli e gatti, i bambini di città si fanno accompagnare in auto dai genitori perché hanno paura del traffico. Chi vive al sud Italia fa più fatica a trovare lavoro rispetto a chi vive al nord perché ci sono meno imprese. Chi vive in un paese con la dittatura deve nascondere il suo pensiero se è contro il regime, laddove c’è la democrazia, si può scrivere, parlare ed esprimere le proprie idee liberamente. Queste sono differenze, che sono quindi variabili e possono essere determinate dagli uomini, dalle donne e dai loro governi.

In tutte le società ci sono le differenze ed esiste la democrazia e con essa la politica per offrire le occasioni per cambiare le differenze e riempire il nostro presente di opportunità.
Nel nostro mondo accade invece che alle volte le diversità diventano differenze. Ad esempio se per certi lavori non si assumono le donne giovani perché poi restano a casa in maternità. Oppure quando i bambini non possono andare a scuola da soli, non perché non conoscono la strada e non sono capaci, bensì perché le strade sono così piene di auto che sfrecciano veloci che diventano pericolose per i bambini. Oppure ancora quando gli anziani vanno portati al ricovero perché non c’è nessuno che gli possa dare un po’ una mano in casa e permettergli di essere autonomi ancora per un certo tempo. E non dimentichiamo chi non può camminare e si muove in carrozzella che non riesce a entrare in un teatro perché ci sono i gradini da scalare.

Il mondo diventa più ingiusto ogni volta che ritiene che una diversità (che è creata dalla natura) sia una differenza incolmabile.
Viceversa il mondo è più giusto quando combina le diversità, di cui la natura ci ha dotato, per ridurre le differenze e creare nuove opportunità. Ad esempio, quando un gruppo di scout deve costruire una casa sull’albero, c’è bisogno di uno coi muscoli per tagliare i tronchi, di una con le dita sottili per fare e rifare i nodi che legano i legni, di uno che sappia anche ridere e scherzare per tenere alto l’umore del gruppo e sdrammatizzare, quando ci si accorge che la casa è venuta male e bisogna ricostruirla daccapo. E se qualcuno non ha i muscoli, non ha le dita sottili, non ha l’umore allegro, può sempre andare alla fontana a prendere l’acqua per tutti quando sono assetati.

Quando pensiamo al nostro futuro, dobbiamo riempirlo di opportunità a partire dal tempo presente e cioè offrire le occasioni per colmare le differenze, riconoscendo le diversità. Una società più giusta è quella che offre le stesse opportunità alle persone diverse e riesce così a operare per ridurre le differenze.

Bergamo, a scuola di cittadinanza

MESSAGE IN A BOTTLE

In queste settimane di campagna elettorale per le regionali, incontro persone diverse che mi raccontano il loro operare e le loro aspettative e scopro un pezzo di Lombardia in cui l’antipolitica non ha preso il sopravvento.
In opposizione al disfattismo descritto dal giornalismo urlato, trovo donne, uomini, associazioni, circoli che credono che si possa cambiare e costruire un futuro differente per le nostre vite quotidiane. E’ una società civile attenta e presente, quella che non compare sui media, perchè non fa scalpore ma che compone il tessuto democratico della nostra regione.
La politica ha senso quando alimenta e tutela questa società, dentro un insieme di valori condivisi. Proprio grazie alle azioni e ai sentimenti quotidiani, la legge e la società possono dialogare e dare origine a un cambiamento.
L’antipolitica, viceversa, insegue chi urla più forte, non si accorge della società civile, della fatica del lavoro quotidiano, del porta a porta, non cerca dialogo ma si compiace delle cose che non funzionano.

Per questo vi chiedo sostegno: esortiamo gli indecisi a non abbandonare il voto, cominciamo da subito, perchè non è vero che tutti sono uguali e tutti rubano alla stessa maniera. Nell’urna inizia lo Stato democratico che si sviluppa nella società per divenire libertà, uguaglianza, fratellanza, diritti, doveri, innovazione, società civile. Andiamo a dire che ci sono buone ragioni per andare a votare e persone oneste da sostenere.
A questo proposito mi è piaciuta molto l’intervista che ha rilasciato Sting, in questi giorni in Italia, in merito a un altro argomento, il ruolo della canzone: “Compito della canzone è comunicare che possiamo prendere in mano i nostri destini e cambiare le cose, compito della musica oggi è esortare ad andare a votare”.
Questo è oggi il “message in a bottle” che spetta a noi lanciare.Un abbraccio

Un abbraccio
Marzia Marchesi

PASSO DOPO PASSO…

Ve lo confesso,
sogno una Lombardia diversa.

Penso a una rete di città plurali incastonata in una miriade di paesi, dove le persone possano muoversi libere su rotaia, senza attendere impazienti alle pensiline. Dove l’aria della città sia respirabile tanto quanto quella della montagna.
Immagino un luogo dove le donne possano avere una gravidanza che non sia discriminante per la loro vita, nella famiglia, nel lavoro e nella società.
Vorrei che i bambini potessero trovare un posto negli asili nido come succede in Europa e che le scuole professionali avessero lo stesso valore dei licei, perchè abbiamo bisogno di buoni medici tanto quanto di buoni elettricisti.
Vorrei vedere le imprese investire sulle nuove tecnologie e innovare, per ricordarsi che la più grande novità su cui investire sono gli esseri umani che noi chiamiamo giovani.
Vorrei una regione dove non c’è il razzismo contro quelli che vengono dal sud ma ci sono tante donne e tanti uomini che non restano indifferenti al riciclaggio di denaro della ‘ndrangheta.
Sogno una regione attenta all’agricoltura prodotta senza drogare il suolo e rispettosa della salute, affinchè possa arrivare sulla tavola di tutti.

Tra paese e città, questa è la Regione che immagino e che sappiamo che non è impossibile raggiungere. E’ un sogno che ha bisogno di gambe per viaggiare e che chiedo a voi di condividere per arrivarci insieme, passo dopo passo.

Un abbraccio
Marzia Marchesi

MUSSOLINI CONTRO GLI EBREI

Presentazione del libro “Mussolini contro gli ebrei. Cronaca dell’elaborazione delle leggi del 1938” di Michele Sarfatti (Zamorani, 2017)

Le leggi razziali sono un capitolo della storia dell’Italia, voluto dal regime fascista, con cui tutta la società italiana dovette fare i conti.

Con la nascita dell’impero in Etiopia nel 5 maggio 1936, gli italiani entrano in contatto con un’altra cultura. Mussolini ricercò allora non solo differenze ma le superiorità nettissime. Teniamo presente che si diffuse – tra i coloni – l’usanza del madamato: italiani che convivono con donne abissine in un triplice ruolo di concubine, domestiche e badanti insieme, dando origine al meticciato. Secondo il regime, la commistione avrebbe indebolito la razza e l’identità del popolo italiano. Quindi il ministro delle colonie Lessona impose di tenere separate le abitazioni dei nazionali da quelle degli indigeni, non mischiare i pubblici ritrovi e affrontare la questione del madamato. Nell’aprile del 1937 un decreto legge del re impose punizione da 1 a 5 anni per chi tenesse relazione di indole coniugale con gli etiopi.

In quegli stessi anni, il contesto europeo aveva una Germania nazista decisamente antisemita e un sentimento antisemita diffuso anche nelle democrazie di Francia e Inghilterra. In Francia con il movimento nazionalista e antisemita di Action française di estrema destra e in Inghilterra l’antisemitismo diffuso con il movimento fascista di Mosley, che tentò, senza riuscirci perché non gli venne concesso, di partecipare alle elezioni del 1935, e che tentò di emulare a Londra, nel 1936, la marcia su Roma, invano.

La svolta antisemita del razzismo italiano avviene nel 1938, dopo 16 anni di regime fascista. In quei mesi Mussolini lega il prestigio italiano in Europa alla purezza della razza, soprattutto di fronte alla Germania. Iniziano i decreti che limitano la libertà degli ebrei nelle professioni, a cui seguiranno, fino al 1945, le leggi razziali fasciste che mettono gli ebrei al margine della società italiana, in una sorta di apartheid che sfocia nelle deportazioni nei lager in Germania.

Credo sia importante oggi porre due domande a Michele Sarfatti che conosce fonti e fatti della storia d’Italia.
Anzitutto, che cosa spinge veramente Mussolini a emanare queste leggi? La seconda domanda è come si comporta il popolo italiano di fronte a questa raffica di decreti? Queste leggi furono accolte, furono acclamate o furono subite dalla società italiana? E la società si comportò allo stesso modo nell’eseguirle o si divise, tenuto conto che gli ebrei in Italia all’epoca erano ben integrati e alcuni (il 10% circa) fascisti della prima ora?

Marzia Marchesi

 

AUGURI MARZIA! FESTEGGIA CON NOI..

La campagna elettorale di Marzia Marchesi, candidata PD al Consiglio Regionale della Lombardia, è partita e ha bisogno del sostegno di tutti!
In occasione del suo compleanno, domenica 11 febbraio, si terrà la cena di finanziamento. Alle ore 19.30 presso l’ONP Bistrò (Padiglione 15 dell’ex ospedale psichiatrico – Via Borgo Palazzo 130).
Il costo sarà di 25€ a persona.

Per info e prenotazioni, scrivete a :
info@marziamarchesi.it
338.3040779 (sms o whatsapp)