PACE E LIBERTA’.. UNA BELLEZZA EUROPEA OLTRE L’ERASMUS

C’è una canzone italiana conosciuta in tutta Europa che è stata cantata a Parigi, nelle manifestazioni all’indomani dell’attentato alla libertà di stampa a Charlie Hebdo, nel gennaio 2015. E’ fatta di rime con le parole invasore, morire, seppellire. Nella quarta strofa emerge una parola che, in rima con le precedenti, apre una nuova prospettiva al canto: il fiore.

La bellezza non sta in un quadro, in un convivio o in un vestito, sta nella natura posta a simbolo della libertà, quella bellezza davanti alla quale – ci dice la canzone – tutte le genti che in futuro passeranno, rimarranno ad ammirare dicendo, appunto: “che bel fior”.

Negli anni in cui vedevano luce queste parole, un gruppo di giovani, cresciuto nella cultura dello Stato fascista e quindi privo, per la maggior parte, di quella cultura politica che era stata negata dalla mancanza di libertà del ventennio precedente, decide di prendere in mano il proprio destino, di non scegliere la sedicente repubblica di Salò e di andare in montagna per costruire un futuro diverso. Erano mossi da un sentimento quasi istintivo di salvaguardia sociale che voleva portarli via dal baratro dentro cui erano caduti, con la repubblica di Salò e la sottomissione alla Germania nazista. E non furono solo coloro che scelsero di salire “lassù in montagna” ad opporsi, ci fu la base di appoggio dei contadini data ai partigiani, ai fuggiaschi, ai perseguitati. Ci fu il rifiuto di aderire alla Repubblica Sociale Italiana da parte dei militari italiani internati in Germania; ci furono i sacerdoti che si opposero alle rappresaglie; ci furono gli scioperi nelle fabbriche. Dietro a chi combatteva c’era un tessuto capillare di donne che portavano messaggi, rifornimenti, che curavano i feriti. Un arcipelago di genti diverse, con strumenti e ideologie diverse, in quegli anni fece coscienza comune, coagulò e a poco a poco giunse alla liberazione del 25 aprile 1945.

L’Europa che oggi, dopo millecinquecento anni, vede settant’anni di pace, tolta la breve ma atroce guerra nei Balcani, è grata a tutte le genti che nelle sue nazioni si opposero alle barbarie del nazifascismo allora imperante. I partigiani non sono storia soltanto italiana bensì europea: la resistenza ebbe luogo in Danimarca, Norvegia, Olanda, Iugoslavia, Francia, Grecia, Belgio, Polonia, Russia, Albania, Cecoslovacchia e anche in Germania. Tutti loro ci hanno consegnato la pace che mancava dalla fine dell’impero romano: dalle invasioni barbariche alla guerra dei cent’anni, alla guerra dei trent’anni, a quella dei sette anni, dalle guerre di successione a quelle di religione, al sacco di Roma, alle guerre napoleoniche, alle guerre di indipendenza, alla grande guerra.

Oggi riconosciamo di avere in Europa ventiquattro lingue diverse e una cultura comune. Tutto il pensiero europeo si è sviluppato sul modello di Platone e Aristotele. Lo stile romanico e gotico sono presenti in tutto il continente, dalla Lombardia alla Catalogna; il rinascimento italiano ha influenzato i castelli della Loira, l’inglese Occam e Marsilio da Padova sostenevano la causa dell’imperatore tedesco. Ascoltiamo Vivaldi e Beethoven senza chiederci da quale nazione vengono, analizziamo e risolviamo i problemi seguendo i dettami di Cartesio e Galileo. Tutte le capitali hanno cattedrali. La libertà è cultura europea e noi mandiamo i nostri figli a studiare all’estero con il progetto Erasmus per intingerli in questo ambiente e magari poi pure si innamorano di chi parla una lingua diversa dalla loro.

Noi e i nostri figli, che abbiamo avuto la fortuna di non vivere sotto una dittatura, dobbiamo custodire e rinnovare continuamente la libertà e la pace allora ottenute, nella nostra vita di tutti i giorni, affinché si rafforzino e si estendano altrove.
Per questo va rafforzata l’esperienza europea di 6 mesi dei giovani, con l’Erasmus per gli studenti e con progetti di lavoro europeo per giovani lavoratori e disoccupati, affinché davvero tutti, indipendentemente dalla loro condizione sociale, possano respirare l’aria che ci rende più liberi per sviluppare un pensiero comune d’Europa.

La Regione Lombardia deve fare la sua parte per stimolare i giovani affinché colgano questa opportunità di studio, di lavoro e soprattutto di scambio in Europa. Ad esempio:

  • Sostenendo piattaforme online attraverso cui le aziende possono incontrarsi e pianificare insieme uno scambio di giovani lavoratori per periodi di qualche mese e attraverso cui si può pubblicare il profilo del tipo di lavoratore che si vorrebbe inviare od ospitare.
  • Sostenendo i comuni con punti di orientamento e informativi per soggiorni lavorativi di giovani, soprattutto disoccupati, in Europa, affinché diventi facile e per tutti fare ciò che oggi solo alcuni giovani sanno fare e cioè trascorrere un anno in Europa per lavorare e imparare una lingua.
  • Istituendo borse di studio che coprano le spese di soggiorno all’estero.
  • Creando tavoli di lavoro tra le Università di tutta Europa affinché nascano programmi condivisi che facilitino gli scambi interculturali ed evitino barriere all’ingresso agli studenti.

Piccole azioni concrete che possano davvero trasformare l’Erasmus e tutte le esperienze all’estero in esperienze di vita e di studio accessibili a tutti.