MUSSOLINI CONTRO GLI EBREI

Presentazione del libro “Mussolini contro gli ebrei. Cronaca dell’elaborazione delle leggi del 1938” di Michele Sarfatti (Zamorani, 2017)

Le leggi razziali sono un capitolo della storia dell’Italia, voluto dal regime fascista, con cui tutta la società italiana dovette fare i conti.

Con la nascita dell’impero in Etiopia nel 5 maggio 1936, gli italiani entrano in contatto con un’altra cultura. Mussolini ricercò allora non solo differenze ma le superiorità nettissime. Teniamo presente che si diffuse – tra i coloni – l’usanza del madamato: italiani che convivono con donne abissine in un triplice ruolo di concubine, domestiche e badanti insieme, dando origine al meticciato. Secondo il regime, la commistione avrebbe indebolito la razza e l’identità del popolo italiano. Quindi il ministro delle colonie Lessona impose di tenere separate le abitazioni dei nazionali da quelle degli indigeni, non mischiare i pubblici ritrovi e affrontare la questione del madamato. Nell’aprile del 1937 un decreto legge del re impose punizione da 1 a 5 anni per chi tenesse relazione di indole coniugale con gli etiopi.

In quegli stessi anni, il contesto europeo aveva una Germania nazista decisamente antisemita e un sentimento antisemita diffuso anche nelle democrazie di Francia e Inghilterra. In Francia con il movimento nazionalista e antisemita di Action française di estrema destra e in Inghilterra l’antisemitismo diffuso con il movimento fascista di Mosley, che tentò, senza riuscirci perché non gli venne concesso, di partecipare alle elezioni del 1935, e che tentò di emulare a Londra, nel 1936, la marcia su Roma, invano.

La svolta antisemita del razzismo italiano avviene nel 1938, dopo 16 anni di regime fascista. In quei mesi Mussolini lega il prestigio italiano in Europa alla purezza della razza, soprattutto di fronte alla Germania. Iniziano i decreti che limitano la libertà degli ebrei nelle professioni, a cui seguiranno, fino al 1945, le leggi razziali fasciste che mettono gli ebrei al margine della società italiana, in una sorta di apartheid che sfocia nelle deportazioni nei lager in Germania.

Credo sia importante oggi porre due domande a Michele Sarfatti che conosce fonti e fatti della storia d’Italia.
Anzitutto, che cosa spinge veramente Mussolini a emanare queste leggi? La seconda domanda è come si comporta il popolo italiano di fronte a questa raffica di decreti? Queste leggi furono accolte, furono acclamate o furono subite dalla società italiana? E la società si comportò allo stesso modo nell’eseguirle o si divise, tenuto conto che gli ebrei in Italia all’epoca erano ben integrati e alcuni (il 10% circa) fascisti della prima ora?

Marzia Marchesi